La storia della frazione è strettamente connessa con quella della chiesa. I documenti d’archivio si riferiscono allo stato di manutenzione dell’oratorio di san Gottardo o dicono della consistenza numerica degli abitanti e delle loro attività.
Ciò si desume dai registri dello Stato delle Anime, ossia dai cen­simenti che periodicamente venivano redatti dal preposito della collegiata di Omegna, da cui Borca dipendeva per il servizio religioso.
Nei tempi più antichi era un canonico prebendato che aveva l’incarico di recarsi a Borca per celebrare la messa festiva.
Lo stabiliva un decreto vescovile del 1582.
Lo stato della chiesa è ben rappresentata dall’ ordinativo vescovile a seguito della visita pastorale del 1616:
Li uomini della villa di Borca sono tenuti, entro un mese, a togliere la terra dalla parte posteriore dell’oratorio di san Got­tardo per la lunghezza di tre braza e per l’altezza, … fare in modo che il pa­vimento della chiesa restì un palmo più alto, dando scolo comodo all’acqua… altrimenti ipso facto il detto oratorio sia interdetto, né si possa celebrare più.

Ne passarono di mesi prima che il comando del vescovo venisse eseguito! Solo in tempi recenti le opere di sistemazione ambientale vennero eseguite. Tuttavia l’affezione dei borchesi per la loro chiesa non venne mai meno.
Anzi.

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La chiesa come si presentava negli anni ’60.

Dal verbale di visita pastorale del 1629 si viene sapere che l’oratorio di san Gottardo è beneficiato da due lasciti corposi: un legato di due messe settimanali da parte di Antonio Tedesco e un altro, per una messa settimanale da parte di Antonio Martinoli. Si sa, il valore della moneta con il passare del tempo diminuisce, così i lasciti non coprono le spese delle funzioni per cui erano stati erogati.
Diventa necessario per la comunità dotare la chiesa di una risorsa sicura.
I terrieri costituiscono allora la Cappellania di Borca in grado di pagare le spese per la messa domenicale ed un’altra durante la settimana.
Era il 1687. I frazionisti non avevano altre esigenze spirituali da assolvere, oltre l’obbligo della messa festiva.
Battesimi e matrimoni venivano amministrati nella col­legiata.
I defunti erano portati (nel feretro) con la barca a Omegna. Ancora oggi, il sentiero che scende diritto, dalla chiesa al lago, attraversando i prati, è detta la via di mort.
La costumanza di portare il feretro via lago è durata fino all’inizio del secolo scorso, molto tempo dopo la costruzione della strada litoranea (1830 circa).
Per secoli si mantenne la situazione.


Il servizio religioso era svolto dal cappellano, per verità, non sempre con soddisfazione dei residenti.
Si lagnavano per le frequenti assenze nelle feste infrasettimanali.
E, specie nel periodo invernale, non era proprio agevole recarsi a Omegna per ascoltare la messa.
Anche gli  interessi della cappellania non sono segnuiti con scrupolo: affìtti non riscossi per terreni dati in conduzione, prestiti non restituiti…
Diventa quindi urgente dare una sterzata decisa all’amministrazione dei beni della chiesa.
A seguito delle lagnanze ed insistenze dei frazionisti, il vescovo no­mina nel 1820 fabbriciere Pietro Beltrami di Omegna, con ampi poteri de­cisionali, affinché porti ordine nella gestione del beneficio ecclesiastico.
Fino ad allora la carica veniva attribuita per nomina dei capifamiglia ad un uomo della frazione.
Chi non accettava l’incombenza doveva pagare una multa di lire otto alla cassa della chiesa.
L’operato del fabbriciere fu di soddisfazione per il prevosto e per i frazionisti, finché il medesimo non si stancò di rincorrere i morosi nel pagamento dei debiti per l’affitto o per i prestiti, non trovando comprensione della gravosità dell’impegno di esattore.
La rottura dei buoni rapporti tra i borchesi e il Beltrami derivò dal mancato pagamento di un affitto di un prato vitato da parte dell’ affittavola, tale Cattarina … (Tralasciamo il cognome per una sorta di rispetto alla privacy di questa poveretta, altrimenti bollata per sem­pre come persona insolvente).
Alle insistenze dei frazionisti di presentare i conti, il Beltrami reclamava il pagamento della sua parcella: viaggi, anticipazioni, perizie, contratti.
Anche la curia interviene, offrendo all’amministratore metà della cifra richiesta.
Poi le cose si ingarbugliano. Al Beltrami viene affiancato il prevosto di Omegna.
A questi deve essere rendicontato tutto. Il nuovo cappellano chiede un anticipo all’amministratore.
Insomma il povero Beltrami è sottoposto a pressioni insostenibili.
Nel 1838, dopo due anni di travaglio si dimette e consegna al prevosto ben cinque registri di conti.
Anche le sue spese sono rimborsate!
La curia nomina nuovo fabbriciere il prevosto di Omegna.
I frazionisti si sentono defraudati del loro diritto di eleggere l’amministratore del beneficio e protestano, scrivendo al vescovo di ripristinare l’antica usanza della no­mina di un uomo di Borca alla carica anzidetta.
Tra i firmatari della petizione c’è un illetterato e uno speziale.
I tempi sono cambiati: le proteste per il recupero di diritti e privilegi a nulla servono.
La industrializzazione di Omegna ormai è avviato.
Il borgo deve affrontare nuove problematiche sociali che irrompono nella quiete vita del territorio.
Gli oziosi giovinastri che stazionano sul ponte della Nigoglia vengono assorbiti e annullati dalla nuova folla che anima la città.

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Statua di San Gottardo.

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Interno restaurato della chiesa di S.Gottardo.

Borca vive ancora una stagione defilata dal convulso espandersi borgo.
Conserva le caratteristiche originarie, frazione staccata dall’abitato capoluogo del comune.
Anche se il passaggio dei treni sulla linea ferroviaria che corre appena sotto l’abitato rompe il silenzio e la quiete della borgata ancora con caratteristiche arcadiche.
La vita convulsa delle fabbriche, l’animarsi del borgo, scandito dal suono delle sirene che segnano l’inizio e la fine della giornata lavorativa, quasi non arrivano a Borca.
Qui la vita ha conservato un ritmo scandito dagli eventi naturali, nelle giornate e nelle stagioni.
In questo attivismo regolato dal lavoro nell’industria, la frazione è dimenticata.
Le vicende e i personaggi che hanno animato la vita della comunità giacciono dimenticati nei registri della parrocchia.
La relazione (1905) per la visita pastorale del vescovo, a firma del prevosto, ne è triste testimonianza quando dichiara di non conoscere la consistenza del beneficio di san Gottardo di Borca.
Fino agli anni ’40 del secolo scorso dura lo stato di abbandono – materiale e spirituale – della frazione.
Padre Angelo Esposito, rettore della Città dei ragazzi  di Agrano, di propria spontanea volontà alla domenica si reca a ce­lebrare la messa nella chiesetta di san Gottardo.
Anche  dopo la guerra i Padri dell’Oratorio di Omegna celebrano la messa della domenica e delle feste comandate.

Se il servizio religioso è minimamente garantito, l’edificio denuncia tutti i guasti del tempo, seppure all’interno sono state rinnovate dal pittore Melloni di Intra le decorazioni floreali delle arcate e rinfrescato il dipinto di san Gottardo sulla parete a lato dell’altare.

Nel 1957 la parrocchia di sant’Ambrogio venne divisa in due: la porzione di città situata oltre la Nigoglia, comprendente l’Oratorio e l’ospedale, viene aggregata alla nuova parrocchia della Madonna del Popolo e data in servizio spirituale ai Padri Missionari del Sacro Cuore, che già avevano in cura l’oratorio maschile.
Borca, per la sua posizione di continuità con la parte orientale della citta, venne assegnata ai Padri della Madonna del Popolo.
Primo parroco della frazione fu Padre Giovanni Pinna fino al 1968, poi Padre Domenico Pagliari fino al 1978, da ultimo Padre Aldo Ricciuti fino al 1982, quando le due parrocchie di Omegna vennero unificate e da allora Don Giovanni Zolla, prevosto della collegiata di sant’Ambrogio.

Negli anni ’70 l’edificio della chiesa si trova veramente in condizione deplorevole.
Il peso del tetto in piode minaccia di aprire la costruzione.
I frazionisti, in un sussulto di orgoglioso attaccamento alla chiesa, simbolo aggregante della comunità, puntellarono mura e tetto con pali di legno avuti dall’impresa Brigo di Omegna.
Decisero anche di alleggerire il tetto, sostituendo le piode con tegole nere.
I muri vennero risanati dopo essere stati scrostati all’interno e all’esterno e rifatto l’intonaco.
L’impresa dei Fratelli Valenti non risparmiò perizia e materiali per rafforzare la struttura, ora che si era scongiurato il pericolo del crollo.
In quel torno di anni la chiesa venne dotata dell’impianto elettrico e di riscaldamento.

Per operare proficuamente si costituì un Comitato spontaneo per progettare, decidere, realizzare le opere di ristrutturazione e di manutenzione che si rendevano necessarie.
Significativa la partecipazione dei giovani, che, con il loro entusiasmo, trascinavano il gruppo e la popolazione ad impegnarsi per portare a termine lavori di rafforzamento e di abbellimento dell’edifìcio.
Ponte di finanziamento delle opere era il lavoro fisico che i partecipanti al Comitato prestavano per molti giorni all’anno e le offerte ed i guadagni dei pochi giorni di festa patronale, quando all’inizio di maggio si festeggia san Gottardo.
Rinsaldata la struttura, vengono messi in cantiere altri lavori sull’area circostante la chiesa per adeguare il terreno alle esigenze di un luogo frequentato da molte persone.

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1979, soci al lavoro all’interno della chiesa.

Nel 1980, il Comune dà sabbia e cemento per costruire ex novo il muro di sostegno del piazzale antistante la chiesa e la scala d’accesso, secondo il progetto predisposto dal Comitato, che si impegna a pagare l’impresa Fratelli Valenti, che realizza l’opera.
Finalmente, è proprio il caso di dirlo, nella seconda metà degli anni Ottanta viene costruito il muro a monte per isolare l’abside della chiesa dalla mon­tagna.
Ben quattro secoli prima, un Ordine del vescovo rilevava che essendo la chiesa molto humida, con grandissimo danno del altare et suoi paramenti, per proveder a tal inconveniente, si scavi il fosso qual circonda essa chiesa almeno per un brazzo et si tenga sempre netto, et questo nel termine d’un mese.
L ‘opera, realizzata dall’impresa Fortunato Mafrica, non riguardò solo il muro a monte con drenaggio delle acque di scolo, anche lateralmente alla chiesa venne raccolto e convogliato il rigagnolo, che già precedentemente era stato incubato affinché il terreno non fosse “ammollato” dal percolare dell’acqua.
Il muraglione venne realizzato in pietra a vista ed il piazzale attorno alla chiesa venne pavimentato con piode.
Con questo intervento di sistemazione dell’area circostante la chiesa ed i lavori di risanamento dell’edifìcio, il Comitato poteva veramente ritenere di aver completato il programma di interventi, che si era prefissato quando incominciò a mettere mano al progetto di “salvare” l’oratorio, rendendolo dignitosa sede degli affetti e delle memorie della comunità.
Ma l’impegno dei volontari del Comitato non vuole esaurirsi con il completamento delle opere materiali di salvaguardia della chiesa.
Insieme hanno trovato nuove energie, nuovi progetti per rilanciare l’idea di una comunità, che sa operare costruire iniziative e porsi traguardi per il miglioramento della vita sociale della frazione.

II 2 febbraio 1989 nello studio del notaio Bertoli, i membri del Comitato: Marco Borgatta, Mauro Bottini, Enza D’Incal, Ausilia Fortis, Roberto Fortis, Mauro Fovana, Giancarlo Gardel, Fortunato Mafrica, Giovanni Manini, Mauro Maulini, Giovanni Miglio, Carmelo Formino, Federico Poli, Gian­carlo Viora costituiscono
L’Associazione San Gottardo con la finalità di promuovere, anche con la costruzione di attrezzature ad uso pubblico per l’impiego del tempo libero e per lo sport, un razionale sviluppo delle attività turistiche e ricreative, che coinvolga direttamente la popolazione e gli interessi locali, che operi nel più rigoroso rispetto delle caratteristiche paesaggistiche e ambientali ed inoltre operi per la conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della frazione.

L’ Associazione subito realizza una finalità istitutiva: acquista un terreno di 1.500 metri quadri in località Campagnola e vi realizza, secondo l’indicazione del piano regolatore comunale, il campo sportivo.
Anche Borca ha uno spazio “vitale” a disposizione dei giovani, dove possono giocare e sperimentare un modo nuovo di stare insieme nella comunità.
Ben presto il terreno da gioco viene dotato di spogliatoi e servizi igienici, poi viene costruito un locale per ritirare le attrezzature sportive e quelle che servono per organizzare la festa, e successivamente un locale cucina con bar.
Insomma l’area diventa una struttura polifunzionale, divenendo luogo di svago e di aggregazione sociale.
In un crescendo di iniziative, L’Associazione conclude una operazione ammi­nistrativa di grande rilevanza per la comunità.

Nel 1992, la Cooperativa di Consumo Borchese, non più attiva da parecchi anni pur essendo proprietaria dell’immobile costruito appositamente per negozio di alimentari e circolo ricreativo, dona lo stabile alla Parrocchia di Omegna, ridiventata una sola nel 1982, che lo dà in comodato d’uso all ’Associazione San Gottardo, (quale sede sociale e per le iniziative che ritiene opportune per il conseguimento degli scopi istituzionali).
Lo stabile, per il concorso dell’Associazione e della Parrocchia, è stato messo in sicurezza, come dicono i tecnici, nell’impianto elettrico e di riscaldamento.
I locali servono alle necessità dell’ Associazione, mentre la grande sala, che fungeva da bar, viene utilizzata come ambiente di ritrovo dei soci e funziona anche come sede del Comitato di Quartiere.
Sì, oggi Borca non è più “frazione” di Omegna, nel significato storico della definizione amministrativa: nucleo di case distaccate dal capoluogo del comune.
Una striscia continua di case, infatti, collega l’abitato con la città. I prati e i boschivi, un tempo attorno al primitivo insediamento, sono occupati da nuove costruzioni, quasi tutte abitazioni.
L’evoluzione abitativa di Borca non ha conosciuto l’impiantarsi di attività lavorative artigianali o industriali, se non in percentuale insignificante, rispetto l’edificazione residenziale.
In questo mutamento sono scomparse le due attività commerciali che davano il senso di comunità autonoma: la Cooperativa, il negozio di alimentari, e l’ Osteria della Rosalba, al centro dell’abitato.
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Marzo 1991, campo sportivo.
Inizio costruzione magazzini e servizi.

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2003, inaugurazione del salone polivalente.

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Novembre 1993, inaugurazione nuova sede
dell’ Associazione San Gottardo.

Fino a pochi anni fa, la frazione conservava la bella prerogativa che i residenti si conoscevano tutti e, periodicamente, era facile esercizio contarsi.
Così con l’aiuto di qualche fotografia ma soprattutto contando sulla memoria dei più anziani è stato possibile censire la popolazione ante guerra: 110-120 abitanti.
Il territorio considerato comprendeva l’abitato storico e le case lungo via Novara dal Vela Club e quelle dall’incrocio di via per Agrano dalla strada provinciale.
A fine 2006 è stato chiesto all’ufficio anagrafe del comune di contare i re­sidenti nell’area amministrativa del quartiere: 380 persone, di cui 203 uomini e 177 donne.
Una esplosione demografica dovuta all’insediamento di tanti nuovi abitanti, persone che hanno trovato gradevole il luogo per stabilirvi la propria residenza.

Borca è diventata un quartiere di belle case, dove prevale la creatività e il gusto dell’architetto progettista.
Resta però forte il senso dell’appartenenza, rafforzato dall’amicizia che lega chi sceglie di vivere su questo declivio che s’affonda nel lago e guarda le montagne della valle Strona, dominate dalla massiccia presenza del Massone, e i profili frastagliati delle cime verso la Valsesia.

Lino Cerutti

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